La prima volta che ho fatto i cestini salati di pasta kataifi non era per una cena importante. Era uno di quei pomeriggi lenti, pioveva, avevo il frigo mezzo vuoto e la voglia di cucinare qualcosa con le mani. Avevo comprato la pasta kataifi giorni prima “per provare”, poi l’avevo dimenticata. Quando l’ho tirata fuori dalla confezione ho pensato: ok, adesso che ci faccio?
È così che sono nati questi cestini, un po’ per curiosità e un po’ per bisogno. Da allora li rifaccio spesso, soprattutto quando ho ospiti e voglio preparare qualcosa di semplice ma che sembri speciale.

Una pasta strana che diventa casa
La pasta kataifi sembra complicata, ma in realtà è molto più semplice di quanto sembri. Sono solo fili sottilissimi di impasto, simili a capelli, che si usano molto nella cucina greca e mediorientale. In Italia non è tradizionale, ma io la tratto come se lo fosse: senza paura.
Per i cestini salati di pasta kataifi bastano pochi ingredienti. Quello che fa davvero la differenza è il burro (o l’olio) e la pazienza nel separare bene i fili.
Ingredienti (per 6 cestini)
- Pasta kataifi
- Burro fuso (oppure olio extravergine)
- Un ripieno a scelta: ricotta, verdure saltate, formaggi, salumi, quello che hai
La pasta kataifi va sempre “sciolta” con le mani. Se la lasci compatta, non cuoce bene e resta molle dentro. Il burro serve non solo per il sapore, ma perché aiuta i fili a diventare croccanti e dorati.
Se vuoi capire meglio come si usa questa pasta in generale, ho scritto anche un articolo sulle ricette con pasta kataifi, dove racconto altri esperimenti fatti in cucina.
Come preparo i cestini salati di pasta kataifi
STEP 1 – Apro e separo la pasta kataifi
Tiro fuori una piccola quantità di pasta kataifi dalla confezione e la apro con le mani.
La separo piano piano, senza strapparla. Deve diventare leggera e ariosa.
Perché: se resta tutta attaccata, in forno non cuoce bene e rimane umida.
STEP 2 – Condisco con burro fuso
Metto la pasta in una ciotola larga e aggiungo il burro fuso poco alla volta.
Mescolo sempre con le mani, così sento se serve ancora un po’ di grasso.
Perché: il burro aiuta i fili a diventare dorati e croccanti.

STEP 3 – Preparo lo stampo
Uso uno stampo da muffin. Se non è antiaderente, lo ungo leggermente.
Non serve esagerare, basta un velo.
Perché: i cestini si devono staccare facilmente dopo la cottura.
STEP 4 – Formo i cestini
Prendo una piccola manciata di pasta kataifi e la appoggio nello stampo.
La sistemo seguendo la forma, senza schiacciare troppo.
Perché: se la comprimi, i cestini diventano duri invece che friabili.

STEP 5 – Cottura in forno
Inforno a 180°C statico per circa 15–18 minuti, finché i cestini sono ben dorati.
Li controllo spesso negli ultimi minuti.
Perché: ogni forno è diverso e la kataifi scurisce in fretta.
STEP 6 – Raffreddo e farcisco
Lascio raffreddare i cestini qualche minuto nello stampo, poi li tolgo.
Solo a questo punto li riempio con il ripieno scelto.
Perché: da caldi sono fragili, da tiepidi tengono meglio la forma.
Questa tecnica la uso anche per altre preparazioni salate con la kataifi, come racconto nell’articolo sulle ricette salate con pasta kataifi.

L’errore che ho fatto (e che vedo fare spesso)
L’errore più comune è usare troppa pasta. Viene voglia di riempire bene lo stampo, ma non serve. I cestini devono essere leggeri, quasi ariosi. Se esageri, diventano duri fuori e umidi dentro.
Un altro sbaglio è non ungere bene la pasta. Una volta ho provato “a essere più leggera” con il burro. Risultato: cestini pallidi e tristi. Da allora non faccio più la tirchia.
Un consiglio pratico
Se la pasta kataifi ti sembra secca, coprila con un canovaccio leggermente umido mentre lavori. Così non si spezza e la gestisci meglio.
Un’idea che cambia tutto: variazioni semplici
A casa mia questi cestini diventano spesso antipasto. A volte li riempio con ricotta e scorza di limone, altre con verdure avanzate dal giorno prima. In estate uso pomodorini e formaggio fresco, in inverno funghi e formaggi più saporiti.
Non è una ricetta regionale, ma io la sento molto “italiana” nel modo di usarla: adattabile, spontanea, senza regole rigide.
Se ti incuriosisce anche il lato dolce di questa pasta, ti consiglio di leggere questa ricetta dolce con pasta kataifi, che preparo quando ho voglia di qualcosa di diverso dal solito.
I cestini salati di pasta kataifi sono una di quelle preparazioni semplici che, una volta provate, tornano spesso nella cucina di casa.
Valori nutrizionali (più o meno)
| Valore | Per 1 cestino |
|---|---|
| Calorie | circa 150 kcal |
| Carboidrati | medi |
| Grassi | presenti |
| Proteine | dipende dal ripieno |
Non è una ricetta leggera, ma non è nemmeno una bomba. Io li preparo quando voglio qualcosa di sfizioso, non tutti i giorni. E va bene così.

Cestini salati di pasta kataifi
Ingredienti
Attrezzatura
Metodo
- Apri la pasta kataifi con le mani, separando bene i fili senza strapparli.
- Metti la pasta in una ciotola e condiscila con il burro fuso, mescolando delicatamente con le mani.
- Ungi leggermente uno stampo da muffin.
- Sistema la pasta kataifi nello stampo formando dei piccoli cestini, senza schiacciare troppo.
- Cuoci in forno statico a 180°C per 15–18 minuti, finché i cestini sono ben dorati.
- Lasciali intiepidire, poi rimuovili dallo stampo e farciscili a piacere.
Appunti
Domande che mi fanno spesso
In quale supermercato trovo la pasta kataifi?
Io la trovo quasi sempre nei supermercati grandi, nel reparto internazionale o surgelati. A volte nei negozi etnici. Se non la vedi subito, chiedi: spesso è lì ma nascosta.
Cosa c’è dentro la pasta kataifi?
È fatta con farina di grano e acqua, niente di strano. È molto simile alla pasta fillo, ma lavorata in fili sottilissimi invece che in fogli.
Che differenza c’è tra pasta fillo e pasta kataifi?
La pasta fillo è in fogli, la kataifi è a fili. Cambia il modo di usarla: la fillo si sovrappone, la kataifi si intreccia. Il risultato finale è diverso, soprattutto nella croccantezza.
Alla fine
I cestini salati di pasta kataifi sono una di quelle ricette che non sembrano italiane, ma che in cucina diventano subito familiari. Non serve farli perfetti. Basta capirli un po’, come tutte le cose nuove.
Io li preparo quando voglio divertirmi cucinando, senza pensare troppo. E forse è proprio questo il bello.
